Rassegna Stampa
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“Un irresistibile collage di frasi fatte e motti demenziali, un ibrido tra Ennio Flaiano e Francesco Totti.”
Marco Giovannini, Panorama
“Il tam tam dei ben informati ha cominciato a battere il suo nome quando circolava solo su internet. Ma ora che le sue “Recinzioni” sono alla terza raccolta uscita in libreria, la faccenda si fa seria. (…) Mentre “er” Palomba, critico coatto e irresistibile, è un campione nelle tre categorie: cinema (e non solo), critica, cultura romanesca”
Fabio Ferzetti, il Messaggero
“Una voce fuori dal coro nel panorama omologato della critica cinematografica?
Un sofisticato intellettuale con licenza di uccidere (la lingua italiana)?
Un insider del poco dorato mondo del cinema nostrano in libera uscita creativa?
Chiunque sia Johnny Palomba, questa dissacrante raccolta di recensioni di film brilla per ironia e anticonformismo.”
Paola Piacenza, io Donna
“La domanda da cui le sue riflessioni prendono forma è sempre la stessa: de che pparla srofirme? Non si salvano né i classici né i capolavori. Oltre alla storia palomba aggiunge, come ogni critico che si rispetti, con la sua invidiabile sintesi, una morale finale che di solito coinvolge qualche membro della sua famiglia.”
Roberta Ronconi, Liberazione
“E’ il critico cinematografico più amato e seguito, sempre in grado di cogliere l’essenza di una pellicola. E’ un personaggio misterioso che non ha mai svelato il suo volto e parla per interposta persona. E’ colui che venne dal Sudamerica ma parla in borgataro stretto, vendicatore mascherato del pubblico cinematografico, pietato recenzore di film di ogni genere.”
Federico Fiume, l’Unità
“Johnny Palomba, un genio che si nasconde in un mondo in cui i mediocri vogliono solo apparire.”
Walter Veltroni
Rassegna stampa:
da La Nazione (Umbria) del 03.07.2008:
PRESENTATA XII EDIZIONE “UMBRIA FILM FESTIVAL”
Perugia, 3 luglio 2008 – “Grazie alla Regione Umbria, in particolare agli Assessori alla Cultura, Silvano Rometti, e alle Politiche sociali, Damiano Stufara, e a tutte le istituzioni che hanno consentito ad ‘Umbria Film Festival’ di giungere alla sua dodicesima edizione, nonostante le grandi difficoltà economiche incontrate soprattutto quest’anno”. Lo ha sottolineato Marisa Berna, direttore dell’associazione che organizza il festival insieme al Comune di Montone, presentando a Perugia il programma dell’edizione 2008, che si svolgerà dall’8 al 13 luglio. “Come ogni anno – ha detto Berna – proporremmo film di grande qualità, ma che non vengono distribuiti, che hanno come filo conduttore i giovani che vivono in parti diverse del mondo e sperano in un futuro migliore, e la competizione internazionale dei ‘corti’ per bambini, giudicati dagli alunni delle scuole dell’Altotevere. Umbria Film Festival si occupa anche quest’anno – ha aggiunto – di tematiche sociali, con una riflessione sui migranti, affrontando la questione dell’immigrazione dal punto di vista della ‘immigrazione cre-attiva’, con una tavola rotonda che si terrà l’8 luglio alla quale parteciperanno, tra gli altri, la scrittrice Susy Brescia e il critico cinematografico Johnny Palomba e che sarà seguita dal concerto dell’orchestra di Piazza Vittorio, a testimonianza dell’importanza del ‘meticciato’ culturale”. “Questo festival – ha rilevato Alessandro Vestrelli, del Servizio Relazioni Internazionali della Regione Umbria, che ha portato il saluto dell’assessore regionale alle Politiche sociali Damiano Stufara – è ‘fatto in casa’, con amore, ma la ‘casa’ è il mondo. È un luogo di incontro e di scambio tra culture, senza paura del ‘meticciato’ culturale ed è un esempio di ‘buone pratiche’, da imitare. Con risorse alquanto limitate – ha ricordato tra l’altro – il Festival è riuscito a portare in Umbria registi, scrittori, attori del calibro di Ken Loach, Werner Herzog, Hanif Kureishi, Donald Sutherland. Un’esperienza che va proseguita e valorizzata ulteriormente, anche con una pubblicazione che dia testimonianza di quanto fin qui realizzato”. Di “scarsa attenzione da parte delle istituzioni statali verso manifestazioni come questa che valorizza il cinema che, con pochi mezzi, propone la realtà attuale” ha parlato il consigliere regionale Stefano Vinti, che a Montone siede tra gli scranni del consiglio comunale. “Umbria Film Festival dimostra come anche una piccola realtà offra prodotti culturali di straordinaria importanza” ha detto, confermando il sostegno anche per il futuro. Di “manifestazione culturale che ha prodotto risultati significativi e importanti e che va sostenuta” ha parlato l’assessore della Provincia di Perugia Daniela Frullani, soffermandosi sull’avvio del gemellaggio tra il festival umbro e un’analoga manifestazione organizzata da tre Comuni francesi (Le Broc, Gaterries e Carros) con cui sono gemellati Montone, San Giustino e Citerna. “Una delle novità di questa edizione – ha sottolineato l’assessore comunale alla Cultura di Montone, Mirko Rinaldi – che avrà così una sua sezione anche fuori da Montone”. Legato al tema della gioventù e del “restare giovani dentro”, ha detto Marisa Berna, è legato anche l’ospite d’onore dell’edizione 2008. “A Montone giungerà Peter Lord, che ha rivoluzionato il modo di fare film di animazione. Alla sua seconda edizione – ha detto inoltre illustrando le novità – si arricchisce la sezione ‘Umbriametraggi’, che vuol promuovere l’attività dei giovani “filmaker” umbri o residenti in Umbria e ha consentito la scoperta di veri talenti. In collaborazione con l’emittente televisiva ‘Retesole’ è stato istituito un premio per il miglior corto; il vincitore potrà contare su un cofinanziamento per poter continuare la sua attività”. Si rinnova la collaborazione, avviata nel 2007, con il Comune di Umbertide. L’edizione 2008, infatti, sarà preceduta, sabato 5 luglio, da un’anteprima al Teatro dei Riuniti di Umbertide, con la proiezione del film “Entr’acte” di René Clair, accompagnata dall’esecuzione al pianoforte di “Cinèma” di Erik Satie. “Un’anteprima eccezionale – ha detto Marisa Berna - La partitura, che era andata persa, è stata ricostruita a partire dai manoscritti originali del compositore e sincronizzata per la prima volta con il film, per il quale venne composta nel 1924”. Gli organizzatori hanno infine sottolineato con “orgoglio” l’inserimento di Umbria Film Festival, insieme ad altri venti festival indipendenti di cinema, all’interno di “Cinenet festival”, iniziativa dell’agenzia “Mccann Ericsson” per dare voce ai migliori talenti del cinema italiano e internazionale. Il programma dell’edizione 2008 di “Umbria Film Festival”, che sarà preceduta da una festa di raccolta fondi a favore dell’associazione (venerdì 4 luglio, al castello di Rosciano), è disponibile sul sito www.umbriafilmfestival.com.
da Trovaroma inserto de La Repubblica del 08.05.08
L’affascinante rincorrersi di vicoli, piazze, scorci e angoli della Garbatella farà da scenario a “Viva la musica. Cronache di suoni mai visti”. Il progetto, della Scuola di Musica di Testaccio, invaderà sabato 10 a partire dalle 19, infatti, il quartiere-borgo con le performance di bande musicali e piccoli gruppi itineranti, dai sessanta elementi di Stradabanda alla musica popolare del laboratorio Mediterraneo, sino al quartetto di sassofoni di Stefano Arduini e alla “bandina”, formata da giovanissimi musicisti. Una sorta di itinerario alla scoperta della musica e delle sue declinazioni più varie e diverse, che approderà al Teatro Palladium, dove, alle 21 la musica proseguirà con le sonorità elettroniche di Paolo Di Cioccio, gli ottoni di massimo Bertoletti, sino al grande concerto della Testaccio Jazz Orchestra. Tutti gli interventi sul palco saranno commentati in diretta dalla voce di Johnny Palomba che scriverà in tempo reale le “cronache di suoni mai visti”.
Dal quotidiano L’Opinione Johnny Palomba, il colombiano, cronaca della partecipazione del subcomandante alla trasmissione Ndp di Antonello Piroso su La7.
Di Giovanni de Stefano, del 30.01.2008:
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E’ un notevolissimo Antonello Piroso quello che ci guida nei meandri della psiche del duca Leopoldo Mastelloni, attore e concorrente di reality, lunedì, in Niente di personale. Ma Mastelloni che inveisce contro i tre o quattro “sistemi” che non lo capiscono più come un tempo è solo un dettaglio, tanto è irripetibile lo sfondo su cui la sua ospitata si staglia, e il resto delle ospitate stesse, a dire il vero. Per un attimo non ci pare di essere nel pieno corso una rubrica di approfondimento del tg di la7, ma a casa di una persona estremamente intelligente, che abbia la fortuna di potersi far truccare prima di ricevere i suoi ospiti e di saper porre loro domande molto interessanti. Certo, avevamo visto anche in altre occasioni il giornalista di punta del settimo canale nazionale un po’ fuori dalla solita parte, e indulgere in battute relativamente piccanti e quasi in romanaccio, senza mai però perdere di un briciolo di credibilità e autorevolezza. Un Mentana misurato e mai fuori luogo, per intenderci, con qualche grossa percentuale di savoir faire in più.
Ma nemmeno le più ghiotte occasioni per Antonello - come l’intervista musicata a Lucio Dalla - possono nulla contro il vero evento della puntata di questo lunedì: la presenza di Johnny Palomba in studio. Johnny Palomba, non tutti lo sanno, è il più grande critico cinematografico umoristico italiano. Molti si chiederanno: quale critico cinematografico non è umoristico, di questi tempi. Ma evidentemente non avranno letto le sue micro-recensioni in una battuta fulminante, come quella, immortale, che dedicò a Ray, il film biografico su Ray Charles: “Tutta la vità a creà soni su e giù pe’ storganetto a tastoni”. E’ un uomo misterioso, che compare solo più bardato di un subcomandante, anche nei siparietti con Nanni Moretti che ci stanno togliendo parte del sonno, su Youtube e live. Per lungo tempo le sue opere - tecnicamente: le sue recinzioni - sono state recitate da Valerio Mastrandrea presso la Dandini.
Ora, Palomba, che già pubblicava con Fandango Libri, è stato nominato direttore di Radiofandango e di Fandango Tv, sempre creature dell’instancato Domenico Procacci.
E ha deciso dunque di comparire in televisione e di dimostrare di essere il più possibile realmente colombiano, grazie all’accento, come più volte si è trovato a sostenere nelle varie biografie non autorizzate che ha scritto egli stesso. Quello che qui conta di più non è però la presenza di spirito e l’ironia, doti che già gli tributavamo abbondantemente, e neanche il rapporto dialettico che riesce in breve a intrattenere con Mastelloni, quanto il piccolo cadeau che presenta a Piroso e al suo pubblico: un’autentica “recinzione” del programma stesso di Piroso. Capirete che dopo eventi del genere anche la presentazione del nuovo tour di Eugenio Finardi con Eugenio presente può poco. Suona la sua canzone che fa “dolce Italia, la gente più sincera”, attuale come What a wonderful world mentre Hitler invade la Polonia, e poi non se ne sa più nulla, per quanto risponda numerose domande di Piroso. La parte impegnata del programma è affidata a Mario Giordano contro Bianca Berlinguer.
da Trova Roma di La Repubblica del 21.02.08:
Master di scrittura umoristica con Palomba, Lillo & Greg
I segreti del “pensiero comico”
Parte a marzo il master nazionale di “scrittura comico-umoristica” il nuovo appuntamento, che andrà avanti fino a giugno, ideato e organizzato dall’Accademia del comico di Roma diretta da Max & Francesco Morini. Gli allievi dovranno seguire un percorso di quattro sezioni. Si comincia con i concetti storico-stilistici: in questa fase saranno i docenti universitari ad accompagnare gli iscritti tra Boccaccio e Ruzante fino al teatro narrativo e comico con passaggi obbligati nella tradizione. Nella parte che riguarda il “pensare e scrivere comico” entra ingioco il linguaggio vero e proprio: la sintassi comica, la sintesi, le battute, le gag, i meccanismi, l’ironia, la satira e tutti i generi umoristici. L’aspetto tecnico è affidato a Fabio Pierangeli, professore all’Università Tor Vergata, con il laboratorio di scrittura comico-umoristica. Il viaggio ideale si conclude con un confronto diretto con gli autori, il primo appuntamento è fissato per giovedì 6 marzo insieme a Sergio Campailla, ordinario di letteratura italiana e scrittore (Caffè Fandango ore 20.00). Il calendario prosegue con Claudio Fois, Lillo & Greg e infine Johnny Palomba.
da Il Venerdì di Repubblica del 15.02.08, da Lessico & Nuvole di Stefano Bartezzaghi la rubrica Mind games
Le “operette molari”. In romanesco.
Il misterioso Johnny Palomba, che a volte onora Lessico e Nuvole con le sue e-mail, ha pubblicato le sue «recinzioni», introdotte da un palindromo biconsonantico («Odi raro eroe, ero ad / Oruro da ore e ore, /ora rido»). Si tratta di recensioni cinematografiche e di altri testi in romanesco, inteso non solo come lingua, ma anche come punto di vista sul mondo. Contiene, inoltre, un fumetto e delle poesie, e fa molto ridere.
PALOMBA E PALOMBELLA
| dalla prima pagina de La Repubblica, di Concita De Gregorio “La seconda vita di Moretti, show in dialetto al Sacher” 17.12.07:
A gambe larghe in piedi davanti al microfono, una mano in tasca, Nanni Moretti legge la recensione del “Codice porcoddinci”, storia di un «frate sadomasico» che «’ nzomma c’ è ‘ n circolo de preti morto potenti» che stanno sempre insieme «difatti se chiamino Opusgay». Il romanesco è perfetto, roco e gutturale, lingua madre di cortile. «Macché davero?» gli viene come se fosse la sua esclamazione abituale. Ogni tanto gli scappa da ridere, si trattiene.Sul palco accanto a lui sta in piedi un tizio mascherato: felpa marrone con cappuccio, faccia coperta da una specie di passamontagna, occhiali scuri. Si tratta di Johnny Palomba, critico cinematografico “perimetrale” dall’ identità segreta che ha fatto del vernacolo la sua lingua di scrittura, finto supereroe di cinica indolenza che approfittando del dialetto dice qualunque cosa a chiunque, Moretti compreso («Er favoloso monno d’ Amelì è ‘ n firm che deve vince l’ Oscar, e Nannomoretto lo damo ar gatto»), ignoto ai più ma popolarissimo in Internet quindi bisognerebbe invece dire: noto ai più. In sala in preda a un’ ilarità liberatoria e sincera la splendida minoranza di ex quarantenni severi, non afflitti da difetto di autostima e di giovanile moralità a volte monastica compagni di generazione e di lavoro del direttore del Torino Film Festival. Mondo Einaudi, mondo ex Lotta Continua, mondo Fandango di più recente acquisizione. Sandro Veronesi e Francesco Piccolo con le famiglie, molti bambini, Luigi Manconi da solo in prima fila, Domenico Procacci in qualità di pigmalione dell’irriverente giovanotto mascherato (è lui che lo pubblica), giovani scrittori di talento e loro editori in estasi, ma che bella domenica mattina, ma che divertimento, ma che peccato che sia già finita. E così quindici giorni dopo l’ intervista a Tinto Brass ospite d’ onore al Festival di Torino (Moretti: «Come fu che scegliesti Buazzelli per Chi lavora è perduto?». Brass: «Mi piacciono i gigioni. A proposito tu come te la sei cavata con la scena della sodomizzazione in Caos calmo?») ecco un altro piccolo passo avanti su quel delicato crinale in bilico fra genio e “monnezza” che dopo Johnny Palombapuò approdare con facilità a Pupo e a “er Califfo”.Ci siamo già, per l’ esattezza. Due delle letture di questa mattina sono recensioni di loro concerti. Palomba legge del Califfo, Franco Califano, «uno che c’ ha avuto ‘ na vita che ‘ n confronto Casanova era frocio». Moretti di Pupo, «un nano che se crede d’ esse Aznavur: cantava Tenco, Gaber e De André, quelli faceveno la trottola sottotera». Pubblico in visibilio soprattutto per il Califfo, si vede che lo conoscono molto bene tutti. È maturo il tempo della riabilitazione, del recupero dei reietti nel club degli eletti: chissà che non sia questo, anche questo, il terreno da cui germina il prossimo film a cui Moretti sta lavorando con Piccolo e Federica Pontremoli nel consueto segreto. Trash, direbbe la giornalista di “Palombella rossa” a rischio di esser presa a schiaffi: fra Petrolini e il trash. La mattinata s’ intitola “Palomba e Palombella”, titolo per assonanze autoriferite concepito dal Regista stesso il quale del resto aveva maturato nel tempo una passione privata per le “Recinzioni” e le “Operette molari” del romano mascherato («Johnny Palomba è nato a Bogotà in Colombia alla fine dei favolosi anni 60 - si legge nella biografia di copertina - è stato stuntman aviatore alpinista domatore di leoni e tecnico Fastweb»: in realtà basta sentirlo parlare “colombiano” per capire che è di Roma e bazzica il quartiere Trieste, magari lavora proprio alla Fandango). Procacci: «Un giorno avevamo organizzato una presentazione del nuovo libro. È arrivato Nanni, si è seduto in fondo. Conosceva le “Recinzioni”, ne ha lette un paio in pubblico. In romanesco legge proprio benissimo». Proprio benissimo, non c’ è dubbio. Con una facilità fanciullesca. Le risate in sala, del resto, coincidono con una vertigine verso i propri vent’ anni così frequente attorno ai cinquanta, specie fra gli uomini, nella vita e nell’ arte. Si comincia con una regressione, appunto. Moretti proietta due contenuti extra inediti della nuova edizione di “Palombella rossa”. Un documentario dell’ 88 sull’ ultimo campionato giocato dalla sua squadra di pallanuoto («I mie ultimi due gol, naturalmente due palombelle». «Ho cominciato a giocare a 16 anni, poi ho smesso perché mi sembrava incompatibile con l’ impegno politico. Se avessi continuato chissà, magari le Olimpiadi~») e un backstage del film da cui si apprende fra l’ altro che l’ attrice presa a schiaffi con gusto nella scena della giornalista che usa un termine inglese («Ma come parli?») è finita con un pianto della medesima in camerino. Subito dopo Palomba legge una “recinzione” di “Palombella rossa” scritta per l’ occasione: ogni tre parole, anche ogni due, una in inglese. Risate e applausi. Continua con “tre piotte” che sarebbe “300″: un esercito dopato contro uno di Dolce e Gabbana che «difatti gli altri glie fanno er gesto co’ l’ orecchio». Stronca “La Tigre e la neve” e “Pinocchio” che «si trasforma in un ciuco mentre tutto er firm se trasforma in una bufala», Benigni è sistemato. Anche Moretti si leva qualche soddisfazione. Legge di Pieraccioni (”Il paradiso all’ improvviso”) che «me pareva d’ avello già visto, era un quiz vinceva chi sgamava che era sempre lo stesso firm», del concerto di De Gregori «in un bosco sotto la pioggia, lui cantava tutto storto pe’ esse’ sicuro che nessuno cantasse inzieme a lui». Nerone, «un boro di quarta che s’ è fatto ‘ na villa cafona in mezzo all’ isola pedonale» subito prima della lettera di Silvio a Veronica: «Nunzò cambiato denavirgola so’ l’ omo de sempre e tu amoruccio bello te n’ accorgi mò? E sveja!». In chiusura la critica al “Caimano” letta dal Regista recensito («Posso accetta’ tutto ma mi moje che va co’ un roscio no») e “Tre metri sopra il cielo” con tutte le a al posto di ogni altra vocale: «è al sambala dal nastra amara», sarebbe: il simbolo del nostro amore come lo dicono le ragazzine di Roma Nord, quelle del ponte coi lucchetti. Qui, in tono sognante da adolescente, Moretti raggiunge vette estreme: memorabile. Palomba piange dal ridere sotto la maschera. Il pubblico, in piedi, adora entrambi. |
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da La Stampa del 17 dicembre 2007 la cronaca del reading Palomba e Palombella, di Fulvia Caprara ROMA L’appuntamento è al «Nuovo Sacher», 11 di mattina, precise, e non importa se è una domenica gelida, per di più intasata di caos natalizio. Fuori impazzano tramontana e consumismo, dentro, nella sala gremita, con molti spettatori in piedi, si celebra un imperdibile doppio rito. Prima le immagini (inedite) dal set di Palombella rossa che ora esce in dvd, poi la performance di Nanni Moretti e Johnny Palomba, il regista celebrato e il critico mascherato, come dire il sole e la luna, insieme sulla scena, in un crescendo di risate e di applausi. Che Moretti apprezzi la prosa sgangherata del Palomba, autore dal 2001 per «Fandango libri» di critiche cinematografiche scritte in romanesco stretto, talmente schiette da impedirgli di svelare la propria identità, è cosa nota agli adepti.La leggenda vuole che il Palomba sia ricercato dai servizi segreti del globo e per questo costretto ad apparire in pubblico con occhialoni e calzamaglia sulla faccia. Al suo fianco l’autore di Caro diario non fa una piega, si schiarisce la voce, inizia a leggere. Passa dal Codice da Vinci «dove c’è un circolo di preti molto potenti che se vedono sempre…e infatti se chiamano Opuds Gay» a La felicità non costa niente di Mimmo Calopresti, protagonista «un nasone che rompe i coglioni». Dal Favoloso mondo di Amelie completo di riferimento autobiografico «e Moretti lo damo al gatto», nel senso che quell’anno il film francese entrò nella cinquina per l’Oscar mentre La stanza del figlio fu scartato, alla Passione di Cristo ovvero quando Mel Gibson «ha preso un piacione, gli ha detto annemo in un paese sperduto e te gonfiamo de botte».Dell’ultimo volumetto di «Recinzioni - operette molari stagione 2006-2007», fanno parte anche profili di personaggi celebri. Moretti interpreta il brano su Nerone: «Io sò Nerone anacapito come? Azzozzi burini! infatti poi Nerone pé fà erpiacione coatto nasera fa na festa coatta e invita tutta Roma accasa sua affasse unbarbercchiù. Ma ce mette troppa carbonella». E poi quello su Giacomo Leopardi «chesemette affà na ciat conavicina e iedice asirvia te ricordi de mè? sò giacomino erguardone». Nel settore cronache dai concerti tocca a Pupo, immortalato «alla festa di Santa Braciola», con la platea che s’interroga «ma chi è sto’ nano? Ma non doveva venì pupo?». Il Palomba tiene botta, trattiene a fatica le risate e va avanti, impavido. Per il campione d’incassi Gabriele Muccino ben due recinzioni, Ricordati di me «su una famiglia pariola» e La ricerca della felicità, storia di «unnegro morto de fame che pè lavoro fa cuello che va ingiro decorza cona valigetta». Incipit categorico per Mio fratello è figlio unico dove «cestà nafammia teribbile morto sfortunata peddavero chenfattiastipori gennitori ienascheno tre fili: dù rosci e uno scamarcio».Alla fine della mattinata gli amici stremati dalle risate, commentano e si complimentano con Nanni che, nel frattempo, è ritornato regista: «Non rivedo mai i miei film, Palombella l’ho rivisto adesso e ho pensato che è quello che volevo che fosse, un film narrativamente e stilisticamente libero, per descrivere la crisi con la sinistra, il rapporto con il passato». Nel dvd c’è la sequenza che testimonia il saluto dell’autore alla pallanuoto, nel mare di Vico Equense: «Questa è la mia ultima partita e quelli sono i miei due ultimi goal, naturalmente due palombelle». Davanti alla prevedibile domanda sul perché di quell’addio, Moretti sintetizza «mi annoiavo». Poi ci ripensa, prende in mano la penna del cronista, agguanta il taccuino e scrive: «Fino al ‘70 ho giocato in serie A, poi ho interrotto, non volevo che la mia realizzazione si esaurisse bla bla bla…e poi mi annoiavo. Poi ho ripreso in serie C nel ‘75, giocando fino all’86, cioè a 33 anni che non sono pochi per la pallanuoto». Il fatto è che «non riuscivo più a recuperare la stanchezza». Il figlio Pietro, come da manuale, non ha seguito le orme paterne: «Fa un po’ di calcio e un po’ di tennis». |
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Il ritorno epifanico: da Il Messaggero del 06.01.2008 “Pienone bis al Nuovo Sacher per Nanni Moretti e il fantomatico Johnny Palomba”:
Non sono bastati i 360 posti del cinema Nuovo Sacher di Roma per contenere stamattina le tantissime persone venute ad assistere al secondo appuntamento di “Palomba e Palombella” con Nanni Moretti e il critico mascherato Johnny Palomba. Dopo il successo ottenuto prima di Natale, i due, nel loro “ritorno epifanico”, sono tornati a leggere una selezione di recensioni, ritratti, piccoli editoriali, tratti dall’opera omnia, scritta rigorosamente in romanesco, di Palomba, personaggio diventato cult, che si presenta in pubblico sempre con il volto nascosto da passamontagna bianco e occhiali scuri.
Come in occasione del primo incontro, a introdurre le letture del regista e del critico (di cui è da poco uscito il nuovo libro Recinzioni - Operette molari. Stagione 2006/2007 edito da Fandango Libri), è stata la proiezione di due documentari tratti dal dvd di Palombella rossa, uscito recentemente, come altri film di Moretti, in una nuova edizione ricca di extra curata personalmente dal cineasta. Il repertorio della coppia, sempre più affiatata, è rimasto grosso modo lo stesso.
Tra applausi e risate del pubblico, assiepato anche ai lati della platea, i due si sono alternati al microfono riproponendo brani come la lettera di Berlusconi a Veronica, i ritratti di Dante, Savonarola, Nerone, le recensioni, fra le altre, di Palombella rossa, Il Caimano, Tre metri sopra il cielo, Natale sul Nilo, I segreti di Brokeback Mountain («Quer trenino per Yuma…» ha chiosato Palomba), 300, Ricordati di me, dei concerti di Califano, De Gregori e Pupo («Io conosco un cantante un po’ più bassetto de Pupo che se crede Charles Aznavour… faceva le serate a Palazzo Chigi» ha letto Moretti, sfoggiando ancora una volta il suo dialetto romano).
Fra le novità, le recensioni dell’Orchestra di piazza Vittorio, Genesis, la cronaca di una Notte Bianca e di una domenica all’Ikea: «So’ andato in un posto che ‘n confronto Apocalypse Now era Gardaland - ha letto Moretti -. C’era ‘a ggente coi letti matrimoniali da caricasse, ma che s’era scordata de sta’ in motorino…».









Ieri Palomba onorato di citazione sul Venerdì di Republica nella rubrica di Bartezzaghi Lessico & Nuvole: apprezzatissimo il palindromo che introduce Operette molari.
Attesa ora una menzione su Quark. Oppure da quarkartra parte.
grazie collega per la segnalazione, la rassegna ettampa verrà prontamente aggiornata..
Domenica 17 febbraio, alle 18.15 circa, a ‘Ieri, oggi e domani’ su RaiUno: Pippobaudo intervista Silviomuccino e je dice che assomja a Russelcrò. Silvio risponde: “Pure Johnnypalomba, quello che scrive le recinzioni in romanesco, ha scritto su ammericanghesterz che ‘ermonno è popo infame se te fà somiià a sirvio muccino colla panza’ “.
Si, l’ho visto anche io Muccino che citava Johnny Palomba.
Pero’ Muccino ha detto che JP ha scritto che Russel Crow è Silvio Muccino colla Panza …
Vogliamo Johnny Palomba a Domenica IN !!!!
Ciao
Ale