Palomba vs Assange

13 12 2010

 

Da Romac’è di questa settimana: Johnny Palomba altro che Assange!

Il nostro “recintore” ci parla di Monicelli, dei tagli alla cultura e di “Palomba Vintage”
Recinzioni, classici e segretissimi dossier…

In confronto quelli di WikiLeaks sono dei dilettanti. Lo conoscevamo come esperto ed appassionato di cinema; leggevamo ogni settimana le sue recinzioni, ci appassionavamo alle vicende di suo cugino (pardon, cuggino); e intanto Johnny Palomba lavorava nell’ombra, per mettere insieme dossier che neanche Julian Assange. È appena uscito per Fandango Libri “Palomba Vintage”, una raccolta delle migliori recinzioni di Johnny, dalle ultime stagioni agli evergreen del cinema, che riserva anche una sorpresa: un capitolo inedito, “Dossieraggio”, con intercettazioni e finti dossier su giornalisti e politici.

Com’è nata l’idea delle recinzioni?
Sai che io sono colombiano; arrivato in Italia, a Roma, mi sono innamorato del romano, ho capito che era la lingua perfetta per il giornalismo, perché ha una capacità di sintesi che non ha nessun’altra lingua, e quindi ho deciso di imparare il romano scritto. Il primo film recintato è stato “Billy Elliot”, il 6 marzo 2001; dopodiché ci ho preso gusto e ho iniziato a scrivere recinzioni per ogni film che vedevo, capendo che l’effetto non era quello di una recensione del Mereghetti o del Morandini, ma di quelle del Palomba. La cosa più difficile è trovare l’occhiello giusto, quella è la vera recinzione: la super sintesi nel virgolettato è ciò su cui rifletto di più, ammesso che io rifletta.

Hai un critico cinematografico di riferimento?
No. Sono io, molto modestamente.

Riguardo al nuovo cinema italiano, di cui si parla da decenni, che fine ha fatto?
Il nuovo cinema italiano lo fanno registi che ormai hanno sessant’anni. Detto questo, è difficile parlare di nuovo cinema italiano quando il mercato si è così ridotto, perché è stato tutto tagliato. È bello scherzare sui giovani che hanno cinquant’anni, ma è anche vero che ce ne sono tantissimi che non possono fare niente perché non c’è proprio possibilità. Per il cinema giovane non devi trovare i produttori illuminati: devi trovare i fondi, che deve dare lo stato.

Hai un ricordo di Monicelli?
Con Monicelli c’era una gara a chi gli faceva l’ultima intervista, una cosa un po’ cinica se vogliamo; però, visto il personaggio, andava bene, credo che lui lo sapesse perfettamente. Io ho avuto la possibilità di fargli un’intervista per la puntata zero di un programma che non è mai andato in onda, a febbraio. Era talmente scorbutico e al limite dell’antipatico che mi è risultato subito simpatico. Sulla sua filmografia, niente da dire: ha fatto tutte cose giuste, a parte la sua apparizione come attore nel film “Sotto il sole della Toscana”; quel film non si poteva vedere, gliel’ho detto e lui mi ha risposto, “vabbè, ma io l’ho fatto anche per i soldi”; mi è sembrata una bellissima risposta. Non voleva assolutamente essere chiamato maestro, e questo mi è piaciuto, come il fatto che fosse così scorbutico, però pieno di vita: e quando a un certo punto ha visto che la vita probabilmente non poteva più gestirsela lui, ha detto, basta, decido io e non un cancro, una malattia che non mi fa più vivere. Non tutti affronterebbero la vita in questo modo, ho un grande rispetto per questa scelta.

Lavori per la Fandango, che si divide tra cinema, libri e altro, in una web radio; sembri un po’ accerchiato, tra i tagli alla cultura e al Fus e le discussioni sulle leggi per regolamentare web radio e web tv…
La regolamentazione sulle web radio e sulle web tv dipende dal fatto che appena un fenomeno cresce, si cerca di tagliare la libertà per controllarlo anche economicamente. Io sono il direttore di Fandango web radio, il regolamento è molto vago: si paga una Siae, però magari c’è un ispettore Siae che ti dice una cosa, un altro te ne dice un’altra. Comunque è vero, sono accerchiato. Ma ci sarà un motivo. È chiaramente un complotto. Un complotto internazionale. Purtroppo non c’è nessuna donna in questo scandalo; questo un po’ mi rattrista perché lo rende meno appetibile.

La “Top Tri” dei motivi per cui si dovrebbe comprare e leggere “Palomba Vintage”.
Innanzitutto perché ci sono tanti film, vecchi e nuovi, e per dieci euro si può comprare un libro con cui comprendere veramente il significato di questi film, invece di andare a comprarsi un dvd che costa molto più di dieci euro. Costa anche meno, ma nel libro ci sono circa 150 recinzioni, si risparmia: non c’è bisogno di vedere il film, basta leggere la recinzione e si ha un’opinione vera e originale. E le opinioni degli altri sono meglio delle proprie, soprattutto se sono quelle di Johnny Palomba: in un contesto come un salotto buono, uno può esprimere l’opinione di Johnny Palomba e fare una bella figura. Poi, perché aiuta me, devo comprarmi la moto nuova. E poi per le intercettazioni e per questo dossieraggio. Ho deciso di pubblicare questi documenti dopo aver visto quelli pubblicati sul Giornale, che sono fatti male. Voglio mostrare a chi vuole fare dossieraggio come si fanno veramente i finti documenti.

Tuo cugino ha letto il libro? Che ne pensa?
Mio cugino chiede i diritti. Però non so se la vita vissuta vale come diritto d’autore, è una cosa che dobbiamo chiedere alla Siae.

di Simona Tanzini

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